LA DOTTRINA E I TESTI SACRI
Tre sono i fondamenti dottrinali del credo induista:
L’ATMAM
IL DHARMA
LA REINCARNAZIONE
L’ATMAN è il respiro e la scintilla del BRAHAM, presente in ogni uomo; possiamo meglio definirlo come l’io profondo dell’uomo, la sua anima.
IL DHARMA è l’essenza di ogni cosa, l’ordine eterno, la verità che regola la vita e il mondo.
LA REINCARNAZIONE è la possibilità che dopo la morte l’uomo torni a vivere in un corpo nuovo a seguito dell’avvenuta purificazione dell’ATMAN che dopo una vita di purificazione con rinunce e sacrifici possa tornare, congiungersi nuovamente al BRAHMAN.
I VEDA: LIBRI SACRI DELL’INDUISMO
I Veda
è radicata in un ampio corpus testuale chiamato I Veda sono i testi sacri dell’Induismo che raccolgono La cultura indiana classica. Con il termine Veda, che letteralmente significa “Sapienza” si intende quell’insieme di testi che costituiscono sia il fondamento del Brahmanesimo che i documenti letterari più antichi della civiltà indiana. I Veda sono composti in una lingua arcaica, il vedico: un insieme di vari dialetti simili tra loro ricca di forme e vocaboli rari poi caduti in disuso.
Secondo la tradizione i testi vedici sarebbero stati “visti” dai mitici Rishi per mezzo di una percezione soprannaturale ottenuta con severe penitenze e poi comunicati agli uomini attraverso le parole in forma di composizione poetica.
I più antichi fra questi testi sono le Samhita (Raccolte) divise in quattro parti: Rgveda, Samaveda, Yajurveda e Atharvaveda.
Il Rgveda è la parte più antica delle raccolte, il suo nome significa Sapienza (Veda) delle strofe (Ṛg) ed è un insieme di 1028 inni di lode rivolti alle divinità, suddivisi in 10 libri o – più propriamente – in mandala.
Il Samaveda (Sapienza dei Canti) è la raccolta dei canti con cui il sacerdote accompagnava la preparazione e l’offerta del sacrificio.
Lo Yajurveda (Sapienza delle formule) è l’insieme delle formule sacrificali da recitare durante il rito.
L’Atharvaveda infina (Sapienza degli incantesimi) è un repertorio di formule di magia bianca e nera, inni cosmologici e filosofici.
Intorno a queste raccolte si annidarono poi formando altre opere di accompagnamento: i Brahmana (Libri delle scienze sacrificali) gli Aranyaka (Libri delle foreste) e le Upanishad (Testi filosofici).
Attorno ai testi filosofici e alla riflessione in essa presente che nella cultura indiana cominciano ad affermarsi quei principi che continueranno poi a svilupparsi fino ai giorni nostri, come l’identificazione dell’anima universale (Brahman) con l’anima individuale (Atman), la legge del Karman e la dottrina del Samsara.

Tutto è Brahman.
Non c’è nient’altro che Brahman.
Esso è la causa di tutte le cause.
È anche chiamato Atman. In realtà non c’è distinzione tra i due.
Atman è un altro nome di Brahman o un costrutto mentale che usiamo per dare un senso al Brahman come al sé degli esseri individuali.
Possono esistere molti esseri nella creazione, ma c’è un solo Brahman in tutti loro.
Il mondo fenomenico è irreale.
È un’illusione o un’apparizione, che scompare quando vinciamo la nostra ignoranza e realizziamo il vero stato del Brahman.
Riflessione filosofica
TRE PERIODI E TRE CONCEZIONI RELIGIOSE
2000 – 1200 a.C.: IL VEDISMO
Nella storia dell’induismo vi sono tre periodi principali, caratterizzati da tre diverse concezioni.
Il primo periodo, quello più antico, è caratterizzato dal culto di fenomeni naturali come divinità: il dio del fuoco, delle tempeste, del vento, il dio guerriero. Ma lentamente questo modo di pensare e concepire Dio si purifica e il politeismo evolve verso il monoteismo.
1000 – 800 a.C.: IL BRAHMANESIMO
Prende il nome dai brahmani, sacerdoti del Dio Brahman, essenza dell’ordine cosmico e pilastro nell’universo.
È una religione sacerdotale, al cui centro c’è il sacrificio, concepito come atto magico che produce ricchezza, potenza, immortalità. Questa centralità del sacrificio ha però portato a un ritualismo esasperato e al potere della classe sacerdotale.
La società indiana si articoli in quattro caste:
- sacerdoti
- guerrieri
- commercianti
- artigiani
e infine i laboratori manuali. Alla base della piramide restano i fuori casta i paria.
800 – 300 a.C.: SPECULAZIONE FILOSOFICA E MISTICA
Con le Upanishad, scritti attorno al Seicento a. C., basati sui Veda va in ombra il primato del sacrificio e vengono alla ribalta la speculazione filosofica teologica e l’esperienza mistica.
I saggi e gli asceti, reagendo al ritualismo esasperato dei bramini, si ritirano nelle foreste e nelle caverne per meditare sulla realtà delle realtà, il Brahman, colui dal quale tutte le creature nascono e per la cui opera vivono, nel quale morendo ritornano.
Il Brahman è l’Assoluto, l’Onnipervadente, il Tutto, invisibile ed eterno. A lui si riferisce e di lui dice la sillaba sacra OM (DIO).
I saggi e gli asceti Indù, dopo aver speculato sulla Brahman, rivolgono la loro riflessione all’ATMAN, il principio spirituale dell’uomo, la sua essenza più profonda.
L’ATMAN non è che una scintilla del Brahman e anela a tornare nella pienezza del brahman: l’ATMAN é il BRAHMAN.
NEOINDUISMO E GANDHI
Il neoinduismo, o Nuovo Induismo, è un termine che si riferisce a un insieme di movimenti di riforma religiosa e spirituale emersi nell’Induismo tra il XIX e il XX secolo ed entrati in contatto con la civiltà occidentale Cristiana.
Il risultato di questo incontro è stato la nascita di movimenti di riforma, religiosi, sociali e politici.
Questi, da un lato, hanno cercato di purificare l’induismo dai suoi aspetti negativi, come l’idolatria, la condizione umiliante dei paria, l’immolazione delle vedove sul rogo del marito defunto [La satī: pratica funeraria, diffusa in India sino al XIX secolo, che prevedeva che, una volta morto il marito, la vedova si bruciasse viva sulla sua pira funeraria. Il rito era percepito come un atto di devozione verso il marito e solo le donne virtuose erano in grado di compierlo. Si diffuse soprattutto in epoca medievale tra le caste più elevate dei sacerdoti e dei militari. A partire dal 1829 la pratica fu vietata, ma si registrarono sporadici casi anche nel XX secolo], il matrimonio tra fanciulli, la proibizione alle vedove di risposarsi e, dall’altro lato, di prendere gli aspetti migliori, religiosi e sociali, offerti dalla civiltà occidentale e dal cristianesimo.
Nonostante molti movimenti neo-induisti enfatizzavano l’unità di tutte le religioni e l’idea che tutte le vie portano a Dio cercando così di superare le divisioni tra le diverse tradizioni religiose, il confronto con la cultura occidentale, in particolare con il cristianesimo e il pensiero illuminista, ha giocato un ruolo significativo nello sviluppo del neoinduismo, spingendo i riformatori a cercare una base razionale e universale per la loro fede.
Non è mancato lo sforzo, animato da un nazionalismo dai toni accesi, di mettere in risalto i valori indù contro influssi cristiani. A tale scopo sorsero vari movimenti.
Ma il personaggio che emerse fu Gandhi aprire (1869-1949). Fu lui che influì maggiormente sull’induismo moderno. Leader dell’Indipendenza indiana al tempo della colonizzazione inglese, organizzò una reazione non violenta a tutte le forme di giustizia.
In Gandhi troviamo un grande ammiratore di Gesù e, in particolare, del discorso della montagna, fonte di alcuni aspetti del suo pensiero. Fù molto critico nei confronti della civiltà occidentale che accusava di materialismo. Si batté con forza contro il sistema delle caste e per la promozione della donna. La non violenza gandhiana (Ahimsa) influenzò molti movimenti occidentali di liberazione.
fonte: https://youtu.be/7iidRadqVEU
GANDHI
Gandhi compì a Londra, dal 1888, gli studi giuridici conseguendo la laurea. Nel 1893 si trasferisce in Sudafrica come avvocato e si dedica alla causa indiana impressionato dalle condizioni sociali ed economiche dei suoi connazionali ivi residenti. Inizialmente tenne un atteggiamento conciliante verso l’Inghilterra nella speranza di ottenerne pacifiche concessioni ma ciò si concretò nella teoria del satyāgraha, interpretato di solito come “resistenza passiva” (significa piuttosto “insistenza per la verità”), e sfociante in pratica nella disobbedienza civile. Esso era integrato e limitato dall’altro principio, di schietta origine indiana e buddista, dell’ahimṣā o non-violenza.
Gandhi ritornato in India nel 1915 divenne il capo politico e morale del movimento d’indipendenza, che passò all’azione più decisa nel primo dopoguerra (primo moto di disobbedienza civile, 1921). Arrestato e rilasciato più volte Gandhi lottò con energia ma senza l’uso delle armi per il raggiungimento della completa indipendenza politica del suo paese. Riuscì a imporre la sua volontà all’Inghilterra per l’immenso prestigio morale di cui godeva e per i prolungati volontari digiuni.
Dopo il 1934 la sua attività principale fu rivolta al problema degli “intoccabili” e alla ricostruzione rurale.













