ESSERE SALE ESSERE LUCE

UNA NUOVA LEGGE



VANGELO DI MATTEO (CAPITOLO CINQUE)

Vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:

[…]



Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.

VOI SIETE IL SALE Caratteristiche del sale

a. Dare sapore

b. Conservare


Scegli adesso un ambiente
(Classe, Squadra di calcio, Amicizia, Palestra, Social Network, Oratori)
e pensa alcuni COMPORTAMENTI e ATTEGGIAMENTI
che potresti adottare per dargli sapore e/o conservare.


COMPORTAMENTI

ATTEGGIAMENTI














Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli.

VOI SIETE LA LUCE DEL MONDO Caratteristiche del sale

a. Illuminare ciò che è bello


Scegli adesso un ambiente
(Classe, Squadra di calcio, Amicizia, Palestra, Social Network, Oratori)
e pensa alcuni COMPORTAMENTI e ATTEGGIAMENTI
che potresti adottare per dargli sapore e/o conservare.


COMPORTAMENTI

ATTEGGIAMENTI






















Nour (2019) è un film drammatico diretto da Maurizio Zaccaro, interpretato da Sergio Castellitto nel ruolo del medico di Lampedusa Pietro Bartolo. La trama segue il medico mentre si prende cura di Nour, una bambina siriana di 10 anni giunta sola dopo un naufragio, cercando di ricostruire la sua storia tra le tragedie dell’immigrazione.

Mentre vedi il film trascrivi alcuni comportamenti o atteggiamenti dei protagonisti del film che:

a. hanno dato sapore

b. hanno conservato

c. hanno illuminato

la vita della protagonista del film: Nour

COMPRENSIONE O GIUDIZIO

COME VORREI UNA SCIETA’ PIENA DI COMPRENSIONE

Nella vita quotidiana di fronte ad azioni, comportamenti, eventi, che possono attrarre per la loro straordinarietà, ciascuno di noi non si limita a osservare, attratto da tutto ciò che la vita, delle città in particolare, presenta. Si mettono in atto, perlopiù inconsapevolmente, due atteggiamenti possibili: giudicare quanto accade, oppure cercare di comprendere quanto si è osservato. Accade in modo ancor più coinvolgente, quando noi stessi diventiamo piccoli protagonisti di microeventi della quotidianità.
La scena si sposta allora all’interno di un negozio in cui siamo giunti per un acquisto oppure incontrando una persona, sia casualmente, sia perché era stato programmato un rendez-vous.
Osservando un gesto, leggendo la cronaca sul giornale o davanti a un teleschermo, si attivano l’uno o l’altro di questi due processi che implicano le funzioni della nostra mente, sia del pensiero che dell’affettività.
Non vi è dubbio che, a seconda di queste due diverse aree del nostro cervello, (da cui emergono le funzioni psichiche), ci si accorge di esprimere un giudizio oppure di sentirci quasi coinvolti elaborando, sia pure su impressioni, una comprensione.

Ecco le due parole chiave, giudicare o comprendere.

Giudicare ha il significato di astrarsi, di tenersi lontani da ciò a cui si è assistito, ed esprime un giudizio, che etimologicamente deriva da ius, nel significato di diritto, e dicere che, tradotto nel comportamento, ha il senso di esprimere.

E se dalle esperienze quotidiane entriamo in un tribunale, emettere un giudizio si compie con una vera liturgia, che vede un giudice valutare un comportamento, per stabilire se è contro la legge, se è un agire colpevole che va punito.

Quando l’episodio a cui ci troviamo improvvisamente ad assistere riporta all’antagonismo o addirittura alla lotta fisica, in noi si attiva il giudizio e avvertiamo verso il contendente, che riteniamo colpevole, una pulsione a impedire di compiere il gesto violento.

È il classico caso di una persona che maltratti un vecchio, o se osserviamo un bambino che viene schiaffeggiato; anche fosse la madre a farlo, la riterremo colpevole di un’azione diseducativa, poiché abbiamo introiettato una legge che non considera mai educativa una sberla.
E, sempre in una sorta di processo, attiviamo una pena, esprimendo la nostra contrarietà, giungendo a cercare di impedire che quella violenza continui.

Il secondo termine è comprensione, che porta l’osservatore a un atteggiamento teso ad analizzare il perché di quel gesto.

Questa volta il fatto di cronaca non è tenuto lontano, non c’è il distacco, ma l’andare verso, che rappresenta anche etimologicamente il significato del comprendere, da cum e prehendere, cioè, prendere insieme. Con una espressione figurativa, abbracciare con la mente. Come si entrasse nella scena, per poter cogliere non il fatto, così come appare all’osservazione, ma il perché si sia giunti a porlo in atto.

Il comprendere va distinto dal giustificare, che ha implicito uno scopo e va distinto anche dallo spiegare, che è una parola visiva, poiché fa immaginare un rotolo che viene disteso.
Comprendere significa proprio attivare mentalmente la percezione di quanto si osserva, come conclusione di un processo che lo ha generato.

Ritornando a un comportamento di lotta magari di violenza, il comprendere non si ferma sull’azione, ma su quanto l’ha preceduta. E la maniera per poterlo fare è l’immedesimazione, entrare cioè nella dinamica che ha condotto a quel gesto.

La comprensione presuppone la capacità di ascolto mentre il giudizio richiama più la tendenza a farsi ascoltare.

La comprensione presuppone tempo, capacità di andare indietro ne l tempo e di proiettarsi nel futuro, il giudizio fissa il tempo e lo spaio, non conosce la memoria o la progettualità.

Nella Bibbia cristiana e soprattutto nel Nuovo Testamento Gesù opta per un atteggiamento di comprensione e non di giudizio 

Vedere il racconto dell’adultera.

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