
AUTORE – DESTINATARI – DATA DI COMPOSIZIONE
La Chiesa antica attribuisce questo vangelo a Marco, conosciuto da Pietro (At 12,12; 1Pt 5,13), compagno di Paolo e Bàrnaba nei loro viaggi missionari (At 12,25; 15,37-39) e, infine, collaboratore di Pietro a Roma (1Pt 5,13).
Marco, il cui vero nome era Giovanni Marco, è nato a Gerusalemme, in una famiglia che aveva già respirato da vicino l’aria fresca del cristianesimo nascente: la sua casa, secondo gli Atti degli Apostoli, era uno dei luoghi di ritrovo dei primi cristiani, tanto che è plausibile pensare che proprio tra quelle mura Marco abbia incontrato gli apostoli e ascoltato per la prima volta il racconto vivo della vita di Gesù.
Ma ciò che rende Marco unico tra gli evangelisti è il suo essere, per così dire, “testimone di seconda mano” e al tempo stesso di prima scelta. Marco non fu uno dei Dodici, non camminò fisicamente al fianco di Gesù durante il ministero terreno, ma fu discepolo e interprete dell’apostolo Pietro, che per lui fu come un padre spirituale. L’apostolo Pietro trovò in Marco una mano fedele, capace di mettere per iscritto tutto ciò che la sua voce narrava con passione e memoria viva. Il Vangelo secondo Marco, infatti, si distingue per uno stile essenziale, diretto, senza fronzoli, quasi impaziente di arrivare al cuore dell’ascoltatore: sembra di leggere il racconto di un uomo che ha visto con i propri occhi, o meglio, che ha ascoltato dalla viva voce di chi c’era, senza aggiungere nulla di superfluo, ma nemmeno togliere nulla di essenziale.
La tradizione ci racconta che Marco fondò la comunità cristiana di Alessandria, una delle più antiche e prestigiose Chiese del cristianesimo. In Egitto, Marco si trovò in un contesto difficile, circondato da una cultura antichissima, da religioni ben radicate e da una filosofia affilata, ma con la pazienza e la forza tipica di chi crede fino in fondo, riuscì a piantare il seme del Vangelo, dando vita a quella che sarebbe diventata una delle culle del pensiero cristiano nei secoli a venire.
Secondo l’opinione oggi più comune tra gli studiosi, si può fissare la data dello scritto verso l’anno 70. Il vangelo venne composto per fedeli di origine pagana e, secondo la tradizione più antica, per i cristiani di Roma. Ad essi Marco presenta Gesù messia e Figlio di Dio, operatore di miracoli, dominatore di Satana che viene costretto a riconoscergli una superiorità divina.

CARATTERISTICHE TEOLOGICHE
Lo scopo del vangelo secondo Marco è quello di affermare con chiarezza l’identità di Gesù di Nazaret, il Cristo-messia, il Figlio di Dio, riconosciuto e adorato come il Signore, crocifisso e risorto. Nel quadro generale gli episodi riferiti non sono strettamente collegati fra loro, la psicologia dei protagonisti non è approfondita, la collocazione nel tempo e nello spazio è molto schematica. Eppure ci sono aspetti particolari di grande interesse: le scene che descrivono l’ambiente palestinese sono ricche di annotazioni concrete e vivaci; Gesù si mostra, ogni volta, un personaggio che non finisce di stupire, un uomo vero e sensibile, deciso e sicuro nella parola e nei gesti, assolutamente indipendente dai maestri della legge di Mosè. Egli non ricerca popolarità, ma autenticità di rapporti; la sua vita e il suo insegnamento vogliono condurre alla fede: “Tu sei il Figlio mio, l’amato” (1,11); “Tu sei il Cristo” (8,29); “Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!” (15,39).

CONTENUTI
Il testo riferisce soprattutto parole e fatti legati all’attività svolta da Gesù in Palestina, a partire dalla Galilea fino a Gerusalemme, e manca di qualsiasi riferimento alla sua infanzia. Del vangelo di Marco può essere proposto lo schema seguente:
Titolo (1,1)
Inizi della vita pubblica (1,2-15)
Gesù in Galilea (1,16-3,35)
Il mistero del Regno (4,1-6,29)
I pani e gli altri segni (6,30-8,26)
Verso Gerusalemme (8,27-10,52)
Gesù a Gerusalemme (11,1-13,37)
Passione, morte e risurrezione di Gesù (14,1-16,8)
Altri racconti pasquali (16,9-20).

IL LEONE CHE RUGGISCE LA PAROLA DI DIO
L’evangelista Marco è rappresentato da un leone. Quel leone che troviamo sulle bandiere, sui mosaici, sulle facciate delle chiese, in particolare a Venezia, dove la sua immagine è ovunque. Perché proprio un leone? Qui la storia si intreccia con la simbologia cristiana: il leone richiama il coraggio, la regalità, ma anche quel grido possente che, nel Vangelo di Marco, sembra risuonare fin dalle prime righe, dove la narrazione parte senza preamboli con l’annuncio di Giovanni Battista, la “voce di uno che grida nel deserto”. Il leone, insomma, è l’emblema di un Vangelo che non sussurra, ma proclama, con forza, la Buona Novella.
